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L’Autosabotaggio: Quando Sei Tu a Metterti i Bastoni tra le Ruote



"E se il problema non fosse il fallimento, ma il fatto che stai bene quando le cose vanno male?"

Perché a volte stare male è più rassicurante che cambiare davvero.


Ci sono momenti in cui ci sembra di andare sempre controvento. Ogni volta che stiamo per migliorare la nostra vita, qualcosa ci riporta indietro. Posticipiamo. Rimandiamo. Facciamo scelte che ci fanno male pur sapendo che ci faranno male. Ci arrabbiamo con noi stessi, ma continuiamo. Perché?

Questa dinamica ha un nome chiaro: autosabotaggio.


Cos’è l’Autosabotaggio?


L’autosabotaggio non è solo una cattiva abitudine o una mancanza di disciplina. È molto più profondo. È un meccanismo interno che scatta quando proviamo a cambiare la nostra vita ma una parte di noi non si sente pronta a farlo.

Lo spiega bene Brianna Wiest nel suo libro “La montagna sei tu”: spesso ci autosabotiamo non perché siamo pigri o incapaci, ma perché ci stiamo allontanando dal nostro equilibrio interiore, da quello che percepiamo come “normale” per noi stessi.

Se siamo abituati al caos, alla carenza d’amore, al senso di fallimento, la nostra mente considera quella condizione come la nostra “zona di sicurezza”. Paradossalmente, persino la sofferenza può sembrare più sicura del cambiamento.


Perché Lo Facciamo?


Ci autosabotiamo per mantenere l’equilibrio interno, anche quando quell’equilibrio ci danneggia. È come se avessimo un termostato emotivo: appena cerchiamo di alzare la temperatura—di migliorare la nostra vita, di farci del bene—il sistema si attiva per riportarci al punto di partenza.

Ecco alcuni esempi di autosabotaggio:

  • Rimandare decisioni importanti.

  • Tornare sempre alle stesse relazioni tossiche.

  • Autosvalutarsi quando si riceve un complimento.

  • Non portare a termine un progetto proprio quando stava andando bene.

Non è stupidità. È una reazione di autoprotezione mal calibrata.


Cosa Succede Quando Non Ce Ne Accorgiamo

Quando non ci accorgiamo di essere in un ciclo di autosabotaggio, rischiamo di vivere la vita come una corsa contro un muro.

Non solo freniamo la nostra crescita, ma ci convinciamo che cambiare sia impossibile. Invece di pensare:“Mi sto sabotando perché il cambiamento mi spaventa”,finiamo per dirci:“Non ce la faccio. Sono incapace.”

E così si crea un loop:

  1. Provi a cambiare.

  2. Ti autosaboti.

  3. Ti colpevolizzi.

  4. Ti convinci che non cambierai mai.

Risultato? Torni al punto di partenza. Con più sfiducia in te stesso.


Come Uscirne

La chiave, secondo Brianna Wiest, è rendersi conto che l’autosabotaggio è un segnale, non una condanna. È il campanello d’allarme che ti dice:“Stai cercando di salire su una montagna che non conosci. Questo fa paura.”

La soluzione non è ignorare la paura, ma riconoscere il cambiamento come un processo di ricalibrazione. Non stai diventando qualcun altro. Stai aggiornando il tuo sistema operativo interno.

Il vero lavoro da fare non è “spingere di più” o “sforzarsi di essere perfetti”, ma imparare a sentirsi al sicuro nel nuovo equilibrio. Costruire abitudini, pensieri e scelte che ti aiutino a vivere una vita più grande, senza sabotarti ogni volta che ci provi.


Conclusione

L’autosabotaggio non è un segno che sei rotto. È un segno che stai cambiando. E come ogni cambiamento reale, fa paura perché ti porta fuori dalla tua zona conosciuta.

Ma se inizi a vedere la paura come un indicatore di crescita, smetti di punirti per il fatto di provare disagio. E inizi finalmente a scalare quella montagna.

Perché sì, come dice Brianna Wiest:La montagna che devi scalare sei tu.

 
 
 

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