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La libertà comincia quando smetti di crederci

Non serve credere di più. Serve smettere di difendere ciò che non ti rappresenta più.


La vita, a volte, ci mette davanti a due strade. Restiamo fermi a guardarle, come se il tempo potesse scegliere per noi. Ci chiediamo quale sia quella giusta, ma la verità è che non sempre si tratta di scegliere. A volte si tratta di decidere.

Viviamo in una cultura che ci insegna a tenere tutto aperto, le porte, le possibilità, perfino le versioni di noi stessi.

Ci hanno convinti che la libertà sia questo: poter scegliere in ogni momento. Ma più strade lasci aperte, meno sai chi sei.

La libertà non è un ventaglio di opzioni. È un taglio. Un atto netto che separa ciò che non ti appartiene più da ciò che vuoi finalmente incarnare.


l lusso dell’indecisione

Ci piace definirla “riflessione”. Ma spesso è solo paura vestita da saggezza. E così rimaniamo sospesi tra due vie, come se l’attesa potesse offrirci una verità più chiara.

Scegliere è comodo.

Decidere, invece, è spigoloso, ruvido, definitivo.

Eppure, solo nel momento in cui decidi, diventi. Fino ad allora, resti una possibilità non vissuta.



Le credenze: le sbarre invisibili della libertà

E se la vera indecisione non dipendesse dalle scelte, ma dalle credenze che le sostengono?Spesso non siamo bloccati per mancanza di possibilità, ma per eccesso di convinzioni.

Nella prospettiva ontologica, una credenza non è un semplice pensiero: è un modo di abitare il linguaggio.

Non descrive la realtà, la crea. Ogni volta che dici “non posso”, “non sono pronta”, “non fa per me”, non stai osservando il mondo lo stai costruendo così.

Le nostre parole diventano pareti e la mente, fedele alla sua architettura, difende la casa anche quando ci soffoca.

Così continuiamo a scegliere dentro confini che non vediamo più e finché non cambiamo il linguaggio con cui raccontiamo chi siamo, continueremo a vivere dentro gli stessi limiti, anche se cambiamo scenario.

La libertà comincia da una domanda scomoda:

“Chi sarei, se smettessi di credere a ciò che credo di essere?”

Non sempre servono nuovi pensieri. A volte basta un nuovo dialogo con se stessi. Uno in cui smetti di difendere la tua vecchia identità e inizi a dare voce a quella che non hai ancora avuto il coraggio di pronunciare.


Il coraggio di perdere

Ogni decisione costa qualcosa: una possibilità, un’identità, una direzione che non prenderai più. Ma è solo nel vuoto lasciato dal taglio che la chiarezza prende forma.

Chi non taglia, accumula e ciò che si accumula, prima o poi, pesa.

La libertà non è leggerezza, è precisione.

È sapere cosa non portare con sé.

Perché tutto ciò che non hai il coraggio di lasciare, finirà per trattenerti.


Ciò che rimane dopo

La chiarezza non arriva aggiungendo. Arriva togliendo. Togli rumore, togli aspettative, togli giustificazioni.

E quando resti sola davanti a quel bivio, senza più distrazioni, scopri che non è la strada a determinare chi sei, ma il passo che scegli di fare.

In quell’istante non serve capire. Serve solo esserci e andare.


L’apprendimento che resta

Negli ultimi anni ho capito che la libertà non si trova. Non la incontri per strada, né la conquisti con la forza.

La libertà si riconosce nel momento in cui smetti di difendere ciò che non ti appartiene più.

E quel gesto apparentemente piccolo, ma interiormente titanico è il punto in cui la vita cambia direzione. Non perché hai capito tutto, ma perché hai tolto il superfluo.

Forse la chiarezza non è un punto d’arrivo.

Forse è un atto quotidiano di pulizia dell’anima: un taglio gentile, ma deciso, che separa ciò che eri da ciò che vuoi essere ora.

E quando impari a farlo, scopri che la libertà non è un luogo dove andare.

È una decisione da prendere, ogni giorno.

E tu quale credenza continui a difendere, anche se ormai non ti somiglia più?


“Non sono le scelte a definirci, ma le credenze invisibili che ci impediscono di prenderle.”





 
 
 

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