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Le parole che abitano le organizzazioni

Perché il modo in cui parliamo crea o distrugge la realtà che viviamo al lavoro


Ci sono uffici pieni di persone e stanze vuote di senso. E poi ci sono organizzazioni dove, prima ancora dei processi, abitano le parole.

Parole dette di corsa, parole non dette, parole taglienti, parole che sembrano innocue e invece scavano. Parole che costruiscono fiducia. Parole che generano paura.

Ogni organizzazione, che lo voglia o no, è un ecosistema linguistico.

E ciò che spesso chiamiamo “problema di clima”, “resistenza al cambiamento” o “mancanza di responsabilità” è un problema di conversazioni mal progettate.



La grande illusione: “Qui parliamo solo di lavoro”

No, non è vero. Nelle organizzazioni non si parla mai solo di lavoro.

Si parla di:

  • potere

  • riconoscimento

  • appartenenza

  • paura di sbagliare

  • bisogno di controllo

  • desiderio di essere visti

Solo che lo si fa in modo implicito, spesso inconsapevole.

Quando una riunione inizia con:

“Dobbiamo risolvere questa cosa una volta per tutte”

Non stiamo parlando di efficienza. Stiamo parlando di tensione.

Quando un responsabile dice:

“È ovvio che questa cosa andava fatta”

Non sta chiarendo. Sta chiudendo lo spazio della responsabilità condivisa.

Le parole non descrivono la realtà. La creano.


L’organizzazione come osservatore

Qui arriva il punto più scomodo (e più liberatorio): ogni persona, in azienda, è un osservatore della realtà, non un portatore di verità assolute.


Ciò significa che:

  • reagiamo non ai fatti, ma alle interpretazioni

  • difendiamo il nostro punto di vista chiamandolo “buon senso”

  • confondiamo il “come la vedo io” con “come stanno le cose”

E da lì nascono:

  • conflitti sterili

  • lotte silenziose

  • conversazioni difensive

  • riunioni dove si parla molto e non cambia nulla


Un’organizzazione cresce quando smette di chiedersi chi ha ragione e inizia a chiedersi da quale punto di vista stiamo guardando questa situazione.


Le parole che chiudono vs le parole che aprono

Ci sono parole che chiudono possibilità, anche se suonano professionali:

  • “È sempre stato fatto così”

  • “Non è il momento”

  • “Non dipende da noi”

  • “Sii realistico”

E poi ci sono parole che aprono spazi di realtà nuove:

  • “Che cosa non stiamo vedendo?”

  • “Quale altra lettura è possibile?”

  • “Che responsabilità posso prendermi io?”

  • “Che conversazione stiamo evitando?”


La differenza non è semantica. È ontologica: riguarda il modo in cui siamo mentre parliamo.


Una riflessione necessaria (da portare in riunione)

Se osservassi la tua organizzazione solo attraverso le conversazioni che avvengono:

  • che tipo di futuro vedresti?

  • che tipo di leadership emergerebbe?

  • che spazio c’è per l’errore, il dubbio, il confronto autentico?


Perché la cultura non è scritta nei valori appesi al muro. È scritta nel linguaggio quotidiano che nessuno mette mai in discussione.


Esercizio pratico – Spostare il punto di vista

Un esercizio semplice. Trasformativo.


1. Scegli una conversazione recente che ti ha generato fastidio

Una riunione. Un confronto con un collega. Una frase che ti è rimasta addosso.


2. Scrivi la frase esatta che ti ha attivato

Solo la frase. Niente spiegazioni. Esempio: “Non era questo che mi aspettavo”


3. Ora rispondi a queste tre domande, con onestà radicale:

  • Che interpretazione ho dato io a questa frase?

  • Che altra interpretazione potrebbe esistere, se non fossi io l’osservatore?

  • Che tipo di conversazione potrei aprire, invece di reagire?


4. Formula una nuova frase

Una frase che apra invece di chiudere. Esempio:

“Mi aiuti a capire cosa ti aspettavi e cosa possiamo costruire insieme ora?”

Non cambierai l’altra persona. Cambierai lo spazio relazionale.

E questo, nelle organizzazioni, cambia tutto.


In conclusione

Le organizzazioni non si trasformano con nuovi organigrammi. Si trasformano quando qualcuno ha il coraggio di rivedere il proprio linguaggio.

Perché ogni cambiamento vero inizia così: una conversazione diversa da quella che abbiamo sempre fatto.


📌 Se questo articolo ti ha fatto fermare anche solo un istante, salvalo.

📌 Se ti ha messo a disagio, probabilmente sta lavorando nel punto giusto.

📌 Se vuoi portare questo tipo di consapevolezza nella tua organizzazione, sai dove trovarmi.


Le parole sono architettura invisibile. E meritano la stessa cura con cui costruiamo tutto il resto.


 
 
 

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