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Il problema non è che non vuoi cambiare. È che sei “immune” al cambiamento.


Mappatura dell’Immunità al Cambiamento: perché il cambiamento ci spaventa più di quanto immaginiamo


Il cambiamento è una delle parole più usate nelle aziende, nei percorsi di leadership e nella vita di chi decide di reinventarsi. Eppure, nonostante il desiderio dichiarato di “evolvere”, spesso ci ritroviamo bloccati, come se qualcosa di invisibile ci trattenesse. È qui che entra in gioco la mappatura dell’immunità al cambiamento: uno strumento nato dagli studi di Robert Kegan e Lisa Lahey (Harvard) che illumina quei meccanismi nascosti che ci impediscono di trasformare i nostri progetti in realtà.



Cosa significa

La mappatura dell’immunità al cambiamento non è una tecnica “per cambiare in fretta”, ma una lente per osservare le resistenze profonde che ci abitano. Mostra come dietro ogni obiettivo mancato non ci sia solo mancanza di volontà, ma un sistema di protezione invisibile che ci difende – paradossalmente – proprio dal cambiamento che desideriamo. È un processo di consapevolezza: non ci dice solo cosa vogliamo, ma soprattutto cosa temiamo di perdere se davvero cambiassimo.


Perché è rilevante

Perché, che tu sia un HR, un leader o un libero professionista, hai già sperimentato quella frustrazione di “sapere cosa vuoi, ma non riuscire a farlo accadere”.

La mappatura spiega perché: non siamo pigri né incoerenti, siamo coerentemente protetti da un sistema interno che difende le nostre certezze, anche quando ci sabotano.

Il valore sta qui: vedere chiaramente i conflitti nascosti tra ciò che desideriamo e ciò che inconsciamente temiamo, per poi creare nuove possibilità di scelta autentica e libera.


Come funziona

Non si tratta di un metodo rapido, ma di un processo esplorativo e dialogico. Attraverso domande, riflessioni e distinzioni, la persona viene guidata a:

  • definire l’obiettivo desiderato;

  • osservare i comportamenti che, in realtà, lo ostacolano;

  • riconoscere le paure profonde che alimentano questi comportamenti;

  • identificare le credenze radicate che creano l’“immunità”.

Il coach, con strumenti di PNL e di coaching ontologico, aiuta a dare voce a ciò che di solito resta invisibile. Non è un esercizio di forza di volontà, ma un atto di consapevolezza trasformativa.


Quando è utile

Ogni volta che senti che “qualcosa si ripete”, nonostante l’impegno.Per esempio:

  • quando un leader continua a procrastinare decisioni strategiche;

  • quando un professionista desidera più visibilità ma resta in disparte;

  • quando un team definisce obiettivi chiari ma non li realizza;

  • quando, nella vita personale, dici “questa volta sarà diverso” e invece ricadi nello stesso schema.

Il momento giusto è quando la frustrazione diventa una chiamata al cambiamento e il vecchio modo di agire non basta più.


Dove porta

La mappatura dell’immunità non ti dice subito cosa fare di diverso. Ti porta prima dentro: nel luogo dove le tue paure, i tuoi valori e la tua identità convivono. È lì che si apre la possibilità di un nuovo modo di essere.Il “dove” non è geografico, è interiore: porta in uno spazio di chiarezza da cui nasce un’azione più libera, radicata e coerente. Un luogo in cui smetti di combattere con te stesso e inizi a dialogare con le tue resistenze.


“La nostra più grande prigione è la fedeltà alle abitudini che non ci servono più.” – adattato da J. Maxwell


Un invito alla riflessione

Se ci pensi, la vera domanda non è: “Perché non riesco a cambiare?”, ma piuttosto:“Cosa sto proteggendo restando dove sono?”

La mappatura dell’immunità al cambiamento non è un giudizio sulla tua forza di volontà, ma un atto di cura verso quelle parti di te che hanno paura di perdere certezze.Ed è proprio riconoscendo quelle parti che puoi trovare un nuovo equilibrio, aprire un varco e trasformare il cambiamento da minaccia a possibilità.


 
 
 

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